Klessidra | Paciotti. Eleganza. Inarrivabile.

KLESSIDRA | A CURA DI FRANCESCO GALLO MAZZEO

Oggi, dodici ottobre 2025, è morto Cesare Paciotti. Paragonarlo ad altri calzaturieri è impossibile. La sua smisurata eleganza ideativa, la sua assoluta mancanza di schemi prevedibili, portava allo sbalordimento, ogni volta e ogni volta sempre di più. In una scalarità interminabile, fino ad oggi. Si parla di improvviso malore e morte. Forse se la era immaginata, proprio così, ma questa non ci esime da dolore e da un immenso dispiacere. Io che sono un innamorato delle scarpe e che considero l’arte dell’accessorio di moda, fondamentale, arte in cui noi italiani siamo stati storicamente e siamo tuttora i numeri primi, nel senso della non coniugabilità e dell’inarrivabilità. Paciotti, non ha fatto solo delle calzature, ha fatto soprattutto sensazioni, emozioni, in chiave di lusso, interpretando le scarpe come ontologia dell’eleganza, imprescindibilità di ogni formalità o di ogni causalità, quindi dalla lussuosità che parte dalla scelta delle materie grezze, del design, che è l’endogenia, fatta di comodità che si adatta al piede e crea l’andatura, sciolta e significante e dalla morfologia, che deve attirare lo sguardo sulla cosa in sé, catturarlo fino ad inebriarlo e renderlo capovolgente; ciò che sta sotto e tocca terra, diventa metafisico e  attacca ogni attenzione. Come dire, che l’eleganza del piede, libera la testa, dal dramma della coiffeurie, in senso assoluto e scandisce il trucco sempre più raffinato del volto, con creme, ciprie e trattamento anti age, che sta sconfiggendo l’immagine della vecchiaia, non intesa come incedere degli anni, perché non conosciamo ancora la formula magica, ma come biancore e pallidume, rughe orrende, macchie sulla pelle.

Paciotti è stato (e la sua linea rimane) l’Armani, il Versace, dell’alta moda delle scarpe e degli stivaletti (di cui lo scrivente possiede due meravigliosi esemplari) e ci aggiungo anche Prada e Dolce&Gabbana, che proseguono l’incedere astrale del sistema italiano della moda. Uno come lui, sicuramente assiso nello stesso trono dell’aldilà, dove sono da secoli, Caterina e Maria de’ Medici e più da recente, Jole Veneziani, le Sorelle Fontana, Olga di Crésy, Emilio Pucci, Salvatore Ferragamo, Dino Lora Totino, Giuliana Coen Camerino, Angelo Litrico, Emilio Schubert, Nazareno Fonticoli e Gaetano Savini (Brioni), i fondatori della Ermenegildo Zegna (e approfitto per salutare, Paolo, Ermenegildo Junior ed Elena Zegna, che porto nel cuore). E mi perdonino quelli che non cito, appartenenti ad una galassia italiana, che non ha pari al mondo. E non può mancare la lode a G.B. Giorgini. Paciotti segna la testimonianza più alta della linea di ricerca più ardita della calzatura, di un allargamento stilistico, che rientra nello stile vinciano che fa da nostro tegumento e indumento, diventato planetario, come l’alessandrinismo fece col grecismo. Uno stile che regge nella sua complessità e organicità, mentre gli altri concorrenti si sfaldano, come inglesi e francesi, che elaborano solo fragmenta e non uno stile completo come noi; il resto è kitsch, trash, folch.
Ave Cesare!    

KLESSIDRA | A CURA DI FRANCESCO GALLO MAZZEO

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