Klessidra | Giò Pomodoro. Ales. Teatro.

KLESSIDRA | A CURA DI FRANCESCO GALLO MAZZEO

Sarà stata un’associazione mentale, strana ma non troppo, dovuta alla morte del fratello Arnaldo, sta di fatto che come in un racconto pirandelliano, dove le figure vogliono diventare teatro, la sua presenza nella mia mente memoriosa, per dirla con Borges, è diventata imperativa ed ha cominciato la sua dettatura, per diventare scrittura; e allora io non posso che eseguire ed eseguo. Lui è chiaramente Giò, di cui ricordo una solenne e precipitosa lite con Gillo Dorfles, in occasione della inaugurazione della mostra Il Mondo delle Torri, volarono parole grosse, da fare presagire il peggio, ma poi, tutto d’un tratto, tutto venne a placarsi e seguì un silenzio tanto profondo, da apparire rumoroso e tutti noi eravamo imbarazzati, perché amici di Giò, ma deferanti davanti alla ieratica figura di Gillo; ma poi di colpo un duplice sorriso e un abbraccio. Così era Giò, condottiero e battagliero, ma volterriano nel rispetto dell’altro; parlare con lui era fare continue scoperte, di quelle che fanno da traghetto al sapere per farlo diventare comprensione, dovuta al fatto che la sua mente poteva passare con grande scorrevolezza, dalla minuta grafia del gioiello, alla cattedralica misura dello spazio urbano, discorrendo della poeticità e della esteticità che può appartenere alla misura del bello e alla dismisura del sublime.

La sua rimane una testimonianza di socialità dell’arte, che non ha nulla a che fare con la propaganda e l’ovvietà, ma con la capacità pedagogica, narrativa, di portare le grandi questioni, alla portata di tanti, se non di tutti. Lo dimostra, come un teorema visivo, il Piano di uso collettivo di Ales, la città natale di Antonio Gramsci, politico e pensatore dell’utopia e della libertà, che non esitò a dire sì, quando c’era da dire si, nella sua vasta letteratura crociana e marxiana e dire no, quando c’era da dire no, al dogmatismo violento della sua stessa parte, senza badare alle favole del potere per il potere. Giò, chiamo tutti i cittadini di Ales a ideare e poi eseguire la propria piazza agorà, in cui passare dal superato tuo e mio, al nostro. Un capolavoro, che ancora oggi è insuperato nella definizione del nuovo e del moderno, come spacularità aperta della tradizione a non farsi tradizionalismo, ma a spingere la volontà e la fantasia, oltre, oltre.

E lì c’era (c’è) Gio!

KLESSIDRA | A CURA DI FRANCESCO GALLO MAZZEO

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