Cavallini
Autore: Zoran Mušič
Tecnica: Pastello su carta
Misure: 24x16
Anno: 1967
L’opera è dotata di cornice e corredata di certificato di autenticità emesso dall’Archivio Storico Artisti Veneti con n. di archiviazione 16/2025/N.
5.200,00 €
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L'opera
La poetica di Zoran Mušič nel pastello si manifesta attraverso una pittura essenziale e materica, nella quale segno, superficie e tonalità diventano strumenti per evocare memoria, fragilità e silenzio. La consistenza polverosa del pastello si presta alla costruzione di superfici opache, vibranti e rarefatte, dominate da cromie attenuate e da una gamma di colori terrosi e smorzati. Figure, paesaggi, animali e cavalli sono sintetizzati attraverso segni delicati ma incisivi, spesso ridotti a pochi elementi capaci di suggerire una realtà filtrata dal ricordo. La memoria personale e storica occupa un ruolo centrale nella ricerca dell’artista: anche nei lavori legati al dramma della guerra e alla deportazione, Mušič sceglie un linguaggio privo di retorica, affidando al segno e alla materia pittorica la forza emotiva dell’immagine. Parallelamente, nei paesaggi veneziani, nelle vedute della Dalmazia e nelle figure isolate, il pastello contribuisce a creare una dimensione di tempo sospeso, silenzio e meditazione, dove la realtà appare progressivamente trasformata dalla memoria. La particolare qualità materica e la raffinata essenzialità del segno rendono il pastello uno dei linguaggi attraverso cui Mušič esprime la sua visione poetica, fondata sull’incontro tra esperienza, memoria, natura e profonda spiritualità.
L'artista
Zoran Mušič
Zoran Mušič nasce nel 1909 a Bukovica, allora parte dell’Impero Austro-Ungarico, in un territorio oggi appartenente alla Slovenia. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Zagabria, sviluppa una ricerca artistica profondamente influenzata dai paesaggi dell’Europa centrale e mediterranea, in particolare di Venezia, città con cui instaurerà un legame fondamentale per tutta la vita. Durante la Seconda guerra mondiale viene deportato nel campo di concentramento di Dachau, esperienza drammatica che segnerà in modo indelebile la sua produzione artistica e la sua visione esistenziale. Nel dopoguerra si divide tra Venezia e Parigi, entrando in contatto con i principali ambienti artistici internazionali e affermandosi come una delle figure più autorevoli della pittura europea del Novecento. Fu notevolmente influenzato dai mosaici e dalle icone bizantine a Venezia. Espone nei più importanti musei e istituzioni internazionali, partecipando più volte alla Biennale di Venezia e ottenendo ampi riconoscimenti da critica e collezionismo. Le sue opere sono oggi presenti nelle maggiori collezioni pubbliche e private del mondo e rappresentano una testimonianza fondamentale dell’arte europea contemporanea. Mušič è conosciuto anche con il soprannome de "il pittore dei cavallini", per via di un suo ricorrente soggetto: i cavalli. Muore a Venezia il 25 maggio 2005.







