INTERVALLO TORINO

Artista:
Mario Schifano

Tecnica:
fotografia con interventi ad olio

Base:
18cm

Altezza:
13cm

1.200,00 

L'opera

L’influenza della Pop art si nota in tutta la produzione artistica di Mario Schifano, affascinato dalle nuove tecnologie, dalla pubblicità, dalla musica, dalla fotografia e dalla sperimentazione. In particolare, le opere più vicine alla pop art dell’artista sono quelle degli anni Ottanta. Tra le opere più importanti di questo periodo vanno ricordate le Propagande, serie dedicate ai marchi pubblicitari (Coca-Cola ed Esso) in cui si ha un chiaro esempio di veicolazione di immagini di uso comune e facilmente riconoscibili citate in molteplici modi o particolari delle stesse, alle biciclette, ai fiori e alla natura in genere (tra le serie più famose troviamo i Paesaggi anemici, le Vedute interrotte, L’albero della vita, estinti e i Campi di grano). Sono sicuramente da annoverare tra le opere più riconoscibili e importanti le tele emulsionate, figlie di quei suoi continui scatti fotografici che accompagnano tutta la sua vita, supporti sui quali vengono riproposte immagini televisive di consumo quotidiano, molteplici e a flusso continuo con leggeri interventi pittorici. Esistono nella sua produzione anche tele dove, tramite tecnica di serigrafia, sono riproposte immagini tra le più importanti da lui realizzate (Esso, Compagni compagni, Paesaggi), le quali tuttavia non sono da intendere propriamente come “serigrafie”, bensì quali opere uniche realizzate con la suddetta tecnica. 
Intervallo Torino si presenta come un’immagine sospesa, un frammento visivo che oscilla tra documento urbano e superficie pittorica. Schifano parte da una fotografia di ambiente cittadino, probabilmente un muro periferico, segnato da scritte, abrasioni e tracce di degrado. L’immagine fotografica, scura e opaca, restituisce una Torino anonima e silenziosa, lontana da ogni celebrazione rappresentativa. L’artista interviene su di essa attraverso l’utilizzo di colori ad olio, rompendo l’illusione di oggettività dello scatto.  Le campiture cromatiche, irregolari e gestuali, alterano volutamente la leggibilità della fotografia, introducendo il tempo del gesto e della soggettività all’interno di un’immagine tecnica, riproducibile e impersonale. 
Il titolo richiama esplicitamente l’intervallo televisivo della RAI, trasformando la città in una sorta di fermo immagine mediatico. 
In quest’opera Schifano riflette sul rapporto tra realtà urbana, immagine fotografica e comunicazione di massa. Intervallo Torino si configura dunque come una mediazione critica sull’alienazione visiva e sulla perdita dell’esperienza diretta nell’epoca della riproducibilità delle immagini.

Informazioni aggiuntive

Tecnica: fotografia con interventi ad olio
Base: 18 cm
Altezza: 13 cm

L'artista

Mario Schifano è stato uno dei più importanti pittori italiani del secondo Novecento, figura centrale della Pop Art italiana e dell’arte postmoderna. Nato a Homs (Libia) nel 1934, si trasferisce presto con la famiglia a Roma, dove inizia a dedicarsi presto alla pittura dopo un primo approccio con l’arte lavorando con il padre nel Museo Etrusco di Villa Giulia. Esordisce con i suoi monocromi nel 1960 con una mostra alla Galleria La Salita di Roma presentata da Pierre Restany dal titolo “Cinque pittori romani” tra i quali Angeli, Festa, Lo Savio, Uncini e lo stesso Schifano. 
Attira subito l’interesse della critica grazie ai suoi monocromi che offrono l’idea di uno schermo fotografico e che in seguito accoglieranno numeri, lettere, segnali stradali, i marchi della Esso e della Coca Cola, profondamente influenzato da  Jasper Johns e Robert Rauschenberg. Nel corso della sua carriera artistica firma un contratto in esclusiva con la gallerista americana Ileana Sonnabend e riceve numerosi riconoscimenti come il Premio Lissone nel 1961, il premio Fiorino e La Nuova Figurazione.
L’anno seguente compie il primo viaggio negli Stati Uniti dove frequenta artisti come Frank O’Hara, Jasper Johns e Andy Warhol. Espone alla Sidney Janis Gallery di New York nella mostra The New Realists insieme ad Andy Warhol e Roy Lichtenstein. 
Nelle sue opere iniziano ad apparire citazioni dalla storia dell’arte italiana e del Futurismo. Dipinge i primi Paesaggi anemici che presenta alla Biennale di Venezia del 1964, allontanandosi progressivamente dall’estetica pop. Risalgono a questo periodo le sue prime sperimentazioni cinematografiche, cortometraggi 16mm. in bianco e nero. In questi anni inizia una collaborazione in esclusiva con il gallerista milanese Giorgio Marconi che durerà fino al 1970. Schifano partecipa a collettive internazionali come al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1964, nel 1965 alle Biennali di San Marino e di San Paolo del Brasile e al National Museum of Modern Art di Tokyo. Partecipa, inoltre, a una collettiva alla Galleria La Salita di Roma dove non espone dipinti ma proietta fotogrammi sulla guerra del Vietnam. Ed è proprio l’interesse per la storia contemporanea e il suo impegno civile che lo porta a una crisi ideologica e d’identità tale da dichiarare di voler abbandonare la pittura. Questa crisi ideologica ed esistenziale lo costringe a periodi di isolamento nel suo studio dove realizza dei lavori reinterpretando Magritte, De Chirico, Boccioni, Cézanne e Picabia. 
Nel 1970 inizia la serie dei Paesaggi TV dove trasferisce su tela le immagini televisive con la tecnica dell’emulsione fotografica. Inizialmente sono i fotogrammi scattati negli Stati Uniti con le sale di trapianto cardiaco a Houston, i laboratori della Nasa, di Alamogordo e di Los Alamos, a essere oggetto di rielaborazione. In seguito inizia a rivisitare pittoricamente le immagini trasmesse dalla RAI e da altre emittenti televisive. Nell’elaborazione di queste opere utilizza nuovi smalti industriali di grande brillantezza e trasparenza, capaci di asciugare con grande rapidità, consentendogli così una produzione molto più estesa.
Nel 1971 espone alla mostra Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70, curata da Achille Bonito Oliva; sue personali si inaugurano a Roma, Parma, Torino e Napoli. Nel 1973 partecipa alla X Quadriennale di Roma e a Contemporanea, curata nuovamente da Achille Bonito Oliva. Nel 1974 il Palazzo della Pilotta (Salone delle Scuderie) di Parma ospita la sua prima importante retrospettiva, curata da Arturo Carlo Quintavalle.
Nel 1978 torna alla Biennale di Venezia con le serie Al mare e Quadri equestri, opere dipinte con estrema grazia e leggerezza che costituiscono l’esempio di una ritrovata freschezza creativa. 
Nel 1981 partecipa all’esposizione Identité italienne al Centre Georges Pompidou di Parigi. Risalgono a questo periodo i cicli Architetture, Cosmesi, Biplani e Orti botanici.
Nel 1982 e 1984 è invitato nuovamente alla Biennale di Venezia. In contemporanea Alain Cueff presenta ai Piombi il ciclo Naturale sconosciuto, dove emerge la sua particolare attenzione nei confronti della natura. Nascono così i Gigli d’acqua, i Campi di grano, le Onde e una serie di quadri realizzati con la sabbia per una mostra sui deserti in Giordania. Anche le tele donate a Gibellina per la ricostruzione artistica dopo il terremoto scaturiscono da questo nuovo impulso pittorico.
Nel 1990, dopo un decennio di pittura intensa dove ha prodotto molti tra i suoi lavori più emozionanti, inaugura la riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma con Divulgare, una rassegna di opere di dimensioni eccezionali elaborate con le prime tecnologie digitali. Le immagini riprodotte uniscono alla dimensione dell’inconscio la realtà filtrata dalla televisione. Le grandi opere rappresentano le nuove visioni satellitari, le urgenze ambientali e la guerra. Il suo impegno civile si estende realizzando dei lavori a sostegno delle campagne di Greenpeace, Acnur e di molte altre associazioni di volontariato.
La Biennale di Venezia del 1993, curata da Achille Bonito Oliva, gli offre una sala personale nella sezione Slittamenti.
Nel 1994 partecipa alla rassegna The Italian Metamorphosis, 1943-1968, organizzata al Solomon R. Guggenheim Museum di New York; nel 1996 espone in Spagna e in America Latina con la mostra Musa ausiliaria, un omaggio nei confronti della televisione. Le opere di questi anni testimoniano il suo rinnovato interesse per la tecnologia. L’artista si dedica principalmente alla fotografia e moltiplica la produzione di opere in serie utilizzando la televisione come medium commerciale.
Mario Schifano muore a 63 anni il 26 gennaio 1998 dopo un infarto cardiaco nel suo studio di via delle Mantellate a Trastevere.
La sua ampia e smisurata produzione pittorica è rappresentata dall’Archivio Mario Schifano, fondato nel 2003 dagli eredi.