Sogno sempre, non smetto di sognare e i sogni non sempre sono belli, a volte brutti, inquietanti, incubi; ma questi li rimuovo subito. Mi concentro su quelli a lieto fine, a fabula lieta, che non sempre sono quelli di notte, a volte sono quelli ad occhi aperti, che ricevono e danno luce. Fra questi, immagino, che un progetto, o per meglio dire, un disegno di Antonio Sant’Elia, prenda vita e corpo, per la magica vernice di Pier Lambicchi, che con quella sua, che era portentosa, dava a tutto anima e corpo.
Eppure abbiamo dormito, un sonno senza sogni, a partire dal Grattacielo Pirelli, alla Torre Velasca, con un battibecco banale su verticale\orizzontale che ha partorito immense periferie a tre piani (massimo) e al serpentone mostruoso di Corviale a Roma, Corvetto
a Milano, Zen a Palermo, Scampia a Napoli e sembrava una condanna alla banalità, altro che il visionario verticalismo futurista di Sant’Elia.

Ora, sembra, che “orizzontale democratico e verticale aristocratico”, stia per essere dismesso, accompagnato dalla consapevolezza (tardiva) che non si può cementificare la penisola e le isole italiane, per cui recuperando San Gimignano, Torre di Pisa, Asinelli e Garisenda di Bologna, possiamo guardare in alto dalla Torre di Renzo Piano a Torino e da quelle di Zaha Hadid, Michel Libeskind e Arata Isozaki, con la gioia di guardare sole, luna e stelle. Ma in questo momento speciale, post covid e surriscaldamento terra, sto con Stefano Boeri, inventore del giardino verticale che è una genialità architettonica, urbanistica e una
riproposizione del giardino all’italiana, di ornamento e geometria insieme, meraviglia della vista che porta in alto, sempre più in alto, il concetto di Eden intriso di modernità estetica, armonica, artistica, con un mix di cultura e natura che è sostenibilità, che è arte.

KLESSIDRA | A CURA DI FRANCESCO GALLO MAZZEO